venerdì 20 maggio 2016

A day in the life - la storia dei Beatles - quindicesima puntata

I libri di Enrico Mattioli sono

© ENRICO MATTIOLI 
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A dir la verità, secondo Larry Parnes e anche Johnny Gentle, la prova in Scozia non fu affatto deludente. Sembra che il pubblico apprezzasse di più il gruppo che il cantante.
Una sera, il furgone guidato da un Gentle ubriaco, tamponò una vettura e il cantante fu portato in ospedale. I suoi compari, lo tirarono giù dalla branda ugualmente e imbottito di antidolorifici e sedativi fu praticamente costretto a continuare il tour.
Tommy Moore, il batterista, ben presto ne ebbe abbastanza e li abbandonò. Tornati a Liverpool, i ragazzi continuavano a supplicarlo di non lasciare il gruppo ma non ci fu nulla da fare. Moore aveva lasciato, però, la sua batteria era rimasta e John spesso, inventando una macchietta (ma mica tanto) chiedeva al pubblico se ci fosse stato presente qualcuno disposto a salire per suonare i tamburi.
George ricorda come, per quel breve periodo, fu Paul a suonare la batteria e si esibivano con una formazione a quattro elementi: Stu al basso, John e George alle chitarre e, appunto, Paul alla batteria.
La cosa buona era che adesso Allan Williams li prendeva nella massima considerazione procurando loro serate e scritture pur se scadenti, comunque costanti. Suonavano nei locali di spogliarelli dove quasi sempre nascevano risse clamorose tra gli avventori, più che altro marinai e fannulloni, che spesso li coinvolgevano. Una sera ne fece le spese lo sfortunato Stuart che, dopo una feroce imboscata, fu preso a calci per tutto il corpo e in particolare fu ferito alla testa.
Il tour ad Amburgo rappresenta lo spartiacque della storia dei Beatles. Amburgo nacque da una serie di fortunate coincidenze. Le illuminazioni di Allan Williams sembravano, a quel tempo, non vedere la fine. Per Williams, Amburgo era la città mitologica del peccato ancora più di Parigi o Amsterdam. Prostitute e strade a luci rosse, sesso e musica, ovviamente. Decise di partire portando con sé un nastro dei Silver Beatles.
Ad Amburgo, dopo un paio di notti brave passate giusto per assaporare il gusto del peccato, Williams giunse in locale chiamato Kaiserkeller. Contattò il proprietario, Bruno Koschmider, presentandosi come agente dei migliori gruppi rock del mondo, migliori addirittura di Elvis, assicurò Williams, ma quando mise il nastro registrato dai Silver Beatles, questo cominciò a gracchiare, evidentemente i ragazzi avevano fatto degli errori con l’apparecchio.
Tornò mestamente a Liverpool, decidendo di lasciare i Beatles in cantina e provare a lanciare i Denny and the Seniors. Partì nuovamente, stavolta per Londra, per una puntata al Bar 2 I’s, il sacro tempio dove era nata la musica skiffle.
La sorte volle che proprio in quel luogo incontrò di nuovo Bruno Koschmider, il proprietario amburghese del Kaiserkeller, il quale, pur non avendo potuto ascoltare le magnificenze raccontate da Williams, era rimasto colpito dalla profezia che quei gruppi erano migliori di Elvis ed era giunto non a Liverpool, bensì a Londra, pensando che fosse la stessa cosa.
Allan Williams non perse l’occasione, fece salire Denny e il gruppo sul palco, i quali furono prontamente scritturati da Bruno per Amburgo.
In seguito, visti i successi del gruppo in Germania e le reazioni entusiastiche dei Seniors riguardo al luogo, Koschmider scrisse a Williams che gli occorreva un altro gruppo per suonare in un altro suo locale, l’Indra. Il gruppo prescelto fu Rory Storm and the Hurricanes, ma si erano già impegnati per la stagione. I secondi, Gerry and the Pacemaker, non erano entusiasti di andare all’estero. La sorte volle che rimasero i Beatles, tra la perplessità di Williams e le proteste dei Seniors riguardo alla capacità del gruppo di Lennon.   

Bruno Koschmider, però, voleva un gruppo di cinque.