domenica 29 maggio 2016

A day in the life - la storia dei Beatles - sedicesima puntata

I libri di Enrico Mattioli sono

© ENRICO MATTIOLI 
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------
 
I ragazzi, intanto, erano tornati a suonare al Casbah, il club di Mona Best, dove gli affari non andavano affatto male. E avevano notato la nuova scintillante batteria di Pete, il figlio della proprietaria. Quando Paul gli telefonò prospettandogli il tour ad Amburgo, Pete rispose affermativamente.
Contenere il loro entusiasmo, era un’impresa che serviva a niente. Riguardo al futuro scolastico di John, nessuno si strappò i capelli. Paul mise in moto la diplomazia familiare per convincere il padre Jim, George, pur essendo il più giovane, non incontrò resistenze e l’unico per il quale la scelta rappresentava un dilemma, era Stu.
Riuscirono a partire comunque, a bordo di un furgoncino usato da Allan Williams per i suoi affari. La comitiva era composta dai ragazzi più il loro nuovo batterista, Allan Williams e la moglie, il cognato di Williams e un socio. Si trovarono davanti al Jacaranda, e da lì partirono attraversando l’Olanda.
Giunsero ad Amburgo a notte fonda e arrivarono al quartiere St Pauli e poi finalmente alla Reeperbahn, la famosa zona a luci rosse. Non trovarono nessuno ad accoglierli perché avevano calcolato male i tempi di viaggio, finché svegliarono qualcuno.  
La prima notte dormirono tutti insieme nella casa, anzi, nel letto di Bruno Koschmider, il quale per ospitalità gli lasciò l’appartamento. La pacchia durò appena quella notte. Il giorno successivo furono sistemati sul retro del Bambi Kino, un piccolo cinema sulla Grosse Freiheit. Avrebbero dovuto suonare all’Indra, il nuovo locale di Bruno.
Nonostante l’alloggio ai limiti della vivibilità, un ripostiglio attaccato dal bagno del cinema dove vecchie prostitute andavano a pisciare, il freddo, i gangster, l’impossibilità di usare docce e lavaggi, Amburgo con i suoi bordelli, i locali, il rock, la birra e il sesso facili, era, per ragazzi ai quali erano state tolte regole e inibizioni, la benedizione del diavolo.
La parola d’ordine, in un inglese germanizzato, era mach shau, cioè fare spettacolo. Dovevano suonare per otto ore, alternandosi con un altro gruppo scritturato. Mach shau, e loro saltavano e si dimenavano come scimmie imbonite sul palco. Quel che interessava a Bruno Koschmeder, il proprietario claudicante, mutilato durante la guerra, che di rock ne sapeva ben poco, era che invogliassero i clienti, scoraggiati dai prezzi, a entrare all’Indra Club.
Dopo circa un mese il locale chiuse e i Beatles si spostarono al Kaiserkeller che in realtà era il posto ambito per suonare. C’era una pista da ballo davanti al palco e sedie e tavolini intorno. Denny and the Seniors avevano finito i loro due mesi di scrittura e stavano arrivando i Rory Storm and the Hurricanes con Ringo Starr alla batteria. S’erano già incontrati a Liverpool, nelle pause di lavoro al Jacaranda, il locale di Allan Williams. A quei tempi, Ringo non era entusiasta dei Beatles, un gruppo appena formato che non era ancora nemmeno un gruppo. Ringo, con gli Hurricanes, era abituato a viaggiare in aereo e ad alloggiare in suite, e tutti loro non accettarono la sistemazione sul retro di un cinema. Essendo dei professionisti, avevano numeri e faccia tosta per pretendere una migliore vita alla Missione del marinaio tedesco.
Ringo, il suo ciuffo ribelle, il sopracciglio ingrigito, l’aria spavalda e il naso grosso, sembrava un duro, Lennon e la sua truppa ne avevano suggestione.  Arrivava già ubriaco nel turno finale di spettacolo e chiedeva loro di suonare i lenti. Quello era il momento della notte in cui il gruppo di Lennon s’era specializzato nella facciate B dei dischi.