venerdì 20 maggio 2016

A day in the life - la storia dei Beatles - quarta puntata

I libri di Enrico Mattioli sono

© ENRICO MATTIOLI 
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Jim, protestante, e Mary, cattolica, si sposarono nel 1941 quando lui aveva quasi quant’anni e lei poco più di trenta.
Jim era un commerciante di cotone e nel tempo libero suonava la tromba in un’orchestrina di jazz. Mary era un’ispettrice sanitaria. Il 18 giugno del 1942 diede alla luce un bambino che si chiamò James Paul. Nel ’44 nacque il secondo figlio, Micheal.
La famiglia Mc Cartney, pur dovendo far sempre i conti con i problemi economici, era serena e laboriosa. Cambiarono spesso abitazione ma questo non rappresentava un trauma per i ragazzi che impararono subito ad adattarsi.
Nuovi agglomerati urbani sorgevano su appezzamenti spianati dai bombardamenti. A Liverpool, infatti, aveva avuto inizio lo sgombero del cuore della città, devastato dalla guerra, e le famiglie trovavano sistemazione nelle aree periferiche ma anche nelle zone delle fabbriche dove l’aria era maggiormente inquinata.
Paul era uno scolaro diligente e non faceva troppa fatica a seguire le regole, mentre il fratello era più impetuoso. A quell’età, nelle tipiche dinamiche tra fratelli, Paul capì presto di avere fascino e imparò a farne uso. 
Mary era una donna dinamica. Quando Paul aveva quattordici anni, fu operata per una mastectomia ma il tumore al seno era troppo diffuso e Mary non superò l’intervento. La mamma di Paul, Mary, morì il 31 ottobre 1956.
La ballata Let it be, molti anni più tardi, era un omaggio di Paul alla madre.

La perdita di mia madre portò mio padre in uno stato di angoscia. Sentirlo piangere fu devastante, prima di allora non lo avevo mai sentito disperarsi. Ti aspetti che tutte le persone intorno a te possano piangere, prima o poi, ma non i tuoi genitori. Si diventa in fretta adulti, senti che c’è qualcosa di veramente sbagliato che fa vacillare tutte le cose in cui credi. In quel momento cominciai a costruire una protezione intorno a me. Oggi, penso di aver appena superato quel dolore. Quando conobbi John, il fatto che lui perse sua madre poco dopo, ci unì fortemente. Non riuscivamo a parlarne ma a riderne, e non era permesso a nessun altro. Successivamente, molto più in là negli anni, capitava che piangessimo insieme. Non accadeva spesso ma ci faceva stare bene. Sapete, la vita di John, durante l’infanzia e l’adolescenza, fu una disgrazia dietro l’altra. Suo padre lo abbandonò a quattro anni e lui si chiedeva se fosse stata colpa sua. Visse con la zia Mimi e suo marito George. John gli era affezionato ma poi lo zio George morì. Sua madre viveva con un altro uomo e agli occhi della gente, convivere era vivere nel peccato. Julia, ebbe altre due figlie dal suo compagno, e John col tempo le si era riavvicinato. Poi, come tutti sanno, fu investita e uccisa da un poliziotto ubriaco fuori servizio”.

Paul Mc Cartney