venerdì 20 maggio 2016

A day in the life - la storia dei Beatles - sesta puntata

I libri di Enrico Mattioli sono

© ENRICO MATTIOLI 
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Dopo la fine del secondo conflitto mondiale, maggio ’45, il mondo si schierò in due blocchi: uno con a capo gli Stati Uniti e i paesi alleati della NATO (Patto Atlantico, 1949), l’altro al cui vertice era l’Unione Sovietica e i paesi legati al Trattato di Varsavia (1955). Questo clima caratterizzato dalla corsa agli armamenti e da ciò che possiamo chiamare il mostrar d’armi, influì sulle dinamiche internazionali per mezzo secolo sotto il nome di guerra fredda.
La Germania, dopo la Conferenza di Potsdam avvenuta nell’agosto del ’45, fu divisa in quattro aree controllate da Unione Sovietica, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, fino al settembre del ’49 con la nascita della Repubblica Federale, aderente al Patto Atlantico nel ‘55, e la Repubblica Democratica Tedesca, sotto l’influenza sovietica.
Berlino era la città di confine tra i due blocchi. L’erezione del Muro (agosto 1961) ad opera dei tedeschi dell’est, avvenne col fine di contenere il flusso di profughi che scappavano in occidente. Il Muro di Berlino fu il simbolo della Guerra Fredda e fu abbattuto solo nel novembre ’89 e la successiva riunificazione dell’ottobre del ’90.
In Inghilterra, intanto, moriva Re Giorgio VI (1952) e gli successe la sorella Elisabetta II. Il suo regno dura fino a oggi. God Save the Queen (l’inno reale) non era scritto dalla coppia Lennon Mc Cartney, evidentemente, essendo stato composto a metà del 1700, e alcuni paesi del Regno Britannico (per esempio Australia e Canada) lo riconoscono come inno reale considerando la regina, il proprio sovrano.
Anni ’45 – ‘50 - Riguardo alla situazione internazionale, nel dopoguerra l’Inghilterra era ancora alla testa di un ampio Impero di colonie e controllava il Canale di Suez, dove aveva una base militare. Gli Stati Uniti non disdegnavano che gli interessi dell’occidente in quelle aree fossero curati dagli inglesi.
I nascenti movimenti nazionalisti arabi avevano come riferimento l’Egitto, il quale aveva già rivendicato una revisione dei trattati anglo egiziani del 1936.
Churchill, dal ’51 tornato primo ministro dopo la sconfitta nelle politiche del ’45, manteneva una posizione rigida al riguardo ed era disposto anche a un conflitto contro gli egiziani ritenendo che gli Stati Uniti avrebbero dovuto schierarsi al suo fianco nelle negoziazioni. Il presidente americano Eisenhower, però, restò neutrale e anzi, diventò il primo interlocutore degli egiziani e in seguito alla Rivoluzione Egiziana del ’52 attraverso la quale i liberi ufficiali si proposero di rovesciare la monarchia - di condotta filo britannica – a favore della repubblica, la Casa Bianca stabilizzò la sua posizione definitivamente.
La crisi del canale di Suez scoppiata nell’ottobre ’56, segnò la fine della politica coloniale inglese e francese. La minaccia sovietica d’intervento a fianco dell’Egitto contro la presenza militare di Francia, Inghilterra e Israele, fece in modo che gli Stati Uniti, al fine di non inasprire ulteriormente la polemica, obbligassero inglesi, francesi e israeliani, a ritirarsi.    
Nello stesso mese dello stesso anno, il 23 ottobre, in Ungheria, da una manifestazione studentesca scaturì la rivolta contro il regime di Rakosi, una dittatura di stampo stalinista. All’inizio di novembre, l’Armata Rossa, entrata nel paese nei giorni successivi alla rivolta, intervenne per mettere fine ai tumulti. Tra novembre e dicembre si ricostituì un governo di forte influenza russa, ma la rivoluzione ungherese fu una questione che suscita dibattiti ancora oggi.  

Iniziando un ipotetico conto alla rovescia, ora mancano appena sei anni all’uscita del primo 45 giri dei Beatles, Love me do. Sembra un sacco di tempo, loro non sono coscienti del futuro e come gli accadimenti prenderanno una successione sconvolgente.