mercoledì 8 giugno 2016

A day in the life - la storia dei Beatles - diciassettesima puntata


I libri di Enrico Mattioli sono
© ENRICO MATTIOLI

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Suonare otto, dieci ore sul palco sarebbe stata dura per chiunque. Dovevano scambiarsi nel canto e iniziarono a cantare in coro per farsi ascoltare. Battevano i piedi con forza per tenere il ritmo e saltavano. Ampliarono il loro repertorio, in quelle condizioni un brano poteva durare venti minuti dentro il quale sistemavano anche venti assolo di chitarra. John ricordava come Paul riuscisse a cantare What’d I say? per un’ora e mezza.

Quel duro lavoro li stava facendo migliorare. Ora anche altri gruppi andavano al Kaiserkeller per assistere ai loro spettacoli. In quel frattempo, gli era successo qualcosa, erano diventati una buona formazione strumentale e il loro margine di miglioramento era ampio.


In quel periodo scoprirono il whisky con la coca cola. Spesso arrivavano, alle prime ore del mattino, i malviventi o la mafia locale di Amburgo, tutta gente che aveva terminato il proprio sporco lavoro e voleva divertirsi prima di andare a dormire. Se il numero piaceva, mandavano casse di champagne sul palco e il gruppo di turno doveva scolarlo fino all’ultima goccia e suonare What’d I say, finché gli avventori non se ne fossero andati.

Quello fu anche il periodo delle pillole per tirare avanti. Fino ad allora, s’erano limitati a inalare la benzedrina ma ad Amburgo conobbero il preludim. Erano degli eccitanti che avevano anche funzione dimagrante, le tenevano i camerieri e quando un musicista dava segni di stanchezza, essi lo fornivano di pillola che consentiva di tirare avanti fino alla fine dell’effetto, dopo cui era necessario assorbirne ancora.  Restavano sul palco con la bava alla bocca per l’effetto di birra e preludin, e alla fine di ogni spettacolo risultava impossibile chiedere gli occhi e dormire.

Spesso la frustrazione e l’eccitazione li portavano alla lite tra di loro, George e John ricordano in particolare come entrambi si lanciassero piatti e cibo a vicenda con la promessa di spaccarsi la faccia. L’insonnia continua e le pillole procuravano allucinazioni e atteggiamenti aggressivi.

Il sesso era facile ad Amburgo. A quanto pare, l’iniziazione di George, il più piccolo tra loro, avvenne proprio in Germania, nella stanza dove gli altri fingevano di dormire e, (almeno per quella volta) trovando un briciolo di sensibilità, restarono in silenzio per poi applaudirne l’amplesso finale. 

Erano tutti degli inesperti ragazzi inglesi felicemente svezzati dalle professioniste di Amburgo. Tutto era a portata di mano, dall’alcol al sesso, alle pasticche. Assistevano agli spettacoli di lotta fra donne nel fango, visitavano le vetrine a luci rosse dove prostitute o travestiti adescavano i clienti.