giovedì 19 maggio 2016

A day in the life - la storia dei Beatles - prima puntata

I libri di Enrico Mattioli sono

© ENRICO MATTIOLI 
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Cenni storici - Nel 1207 re Giovanni decretava l’autonomia amministrativa al villaggio di pescatori di Liverpool e nel 1229 Enrico III eliminò le imposte governative alla compravendita. Questi due eventi avviarono il porto della città. Tra la fine del 1500 e l’inizio del 1600 si sviluppò il commercio con le americhe e per la sua posizione Liverpool divenne il porto principale. Superata la peste del 1665 e l’incendio devastante dell’anno successivo, gran parte di mercanti e affaristi londinesi vi si trasferirono, alimentando ulteriormente la prosperità. I bastimenti inglesi navigavano verso l’Africa Occidentale, carichi di manufatti che barattavano con gli schiavi; poi diretti oltre l’Atlantico, vendevano gli schiavi nei mercati americani. Si guadagnavano somme ingenti e le navi tornavano a Liverpool ricche e piene di merci, soprattutto tabacco e cotone.
Nel secolo successivo la città prosperava, si moltiplicarono i magazzini, i moli divennero più grandi. Un secolo più tardi, nel 1830 si inaugurò la prima stazione ferroviaria che da Liverpool portava il cotone a Manchester.
Con l’indipendenza degli Stati Uniti d’America (nel diciannovesimo secolo) Liverpool fu anche il principale smistamento per la migrazione verso il Nuovo Mondo.
All’alba del nuovo secolo Liverpool era il porto più importante della Gran Bretagna. Duemila navi, due milioni e mezzo di tonnellate di merce come traffico e ricchi passeggeri delle navi lussuose dirette oltre l’Atlantico, alimentavano la sua economia.
Nel corso del primo conflitto mondiale la città conservò i suoi traffici che però si erano già dimezzati al termine, nel 1918.
Fu durante la seconda grande guerra che la città ebbe il colpo di grazia.    
I bombardamenti, giorno dopo giorno, colpivano indistintamente i punti nevralgici della città, i cantieri navali, i moli, i magazzini, come le abitazioni civili e le linee dei mezzi pubblici. La città subì circa ottanta incursioni aeree. Alla fine del conflitto i segni della devastazione erano ovunque.

Anni 40 - Winston Churchill era l’uomo della provvidenza per gli inglesi. Grande prestigio interno e internazionale, guidò da primo ministro la Gran Bretagna alla vittoria degli alleati contro l’Asse, ma ugualmente l’Albione uscì devastata dalla fine della guerra. I costi del conflitto furono alti come per tutto l’Occidente Europeo, il cui predominio politico e finanziario fu ereditato dagli Stati Uniti.
A seguito di accordi economici, dal ’41 il presidente americano Roosevelt stava applicando agli inglesi un pagamento definito di prestito e affitto. Questo era vincolato a un impegno britannico di abbattere, alla fine del conflitto, il complesso di tariffe imperiali che limitava le esportazioni americane in Gran Bretagna e nelle sue colonie.
Gli interessi dell’economia americana non avrebbero consentito che gli inglesi perdessero la guerra ma nemmeno che questa terminasse in poco tempo. Da fonti vicine a Henry Ford, fondatore della Ford Motor e nona persona più ricca della storia, egli spingeva perché gli Stati Uniti fornissero armamenti agli alleati e anche ai tedeschi al fine di prolungare il conflitto fino al collasso. La guerra in Europa, infatti, rappresentava una grande opportunità per gli USA attraversati dalla grave crisi del 1929 (la grande depressione, crollo di Wall Street).
Costretta dagli eventi, quindi, la Gran Bretagna aprì il Commonwealth alle esportazioni Usa con il dollaro come unica moneta e iniziò l’importante processo di decolonizzazione. I debiti nei confronti degli Stati Uniti e i costi dell’Impero Coloniale erano insostenibili.
Gli inizi di luglio del ’40 coincidevano con le prime visite aeree tedesche. Nella preparazione dell’operazione denominata Leone Marino, i nazisti stavano indebolendo i cieli e le coste inglesi. Dopo l’estate, a causa del bombardamento di Berlino, Hitler decise di cambiare tattica e anziché puntare obiettivi strategici, ordinò anche attacchi alle città e alla popolazione civile con l’intento di fiaccarne il morale.

Liverpool, situata lungo il fiume Mersey e affacciata sul mare d’Irlanda, era l’ultima via inglese per i rifornimenti di derrate. 

mercoledì 18 maggio 2016

A day in the life - la storia dei Beatles - Presentazione

I libri di Enrico Mattioli sono

© ENRICO MATTIOLI 
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Inauguro sul mio Blog una rubrica sui Beatles. Ha senso scrivere oggi sui favolosi quattro? Cos’altro si può aggiungere che già non sia di pubblico dominio? Nulla o poco, questo è sicuro.
Cercherò di trattarne, per quanto sia possibile, provando a cambiare prospettiva. A parte la mia passione personale, i Beatles sono stati uno dei fenomeni culturali e musicali che ha segnato il secolo. Possono piacere oppure no, ma ricordatevi che i vostri gruppi preferiti ascoltavano i Fab Four.
La Grande Guerra iniziò nel ’39 con l’invasione della Polonia da parte delle forze tedesche e terminò in Europa nel maggio del ’45 e in Asia nel settembre dello stesso anno, dopo i bombardamenti atomici.
Seguirono ricostruzioni e nuovi equilibri internazionali, la guerra fredda tra USA e URSS che condizionò e indirizzò i nuovi atteggiamenti. Questo era il teatro prima dell’avvento dei quattro di Liverpool.
I Beatles affinarono il loro stile ad Amburgo. La prima volta che si recarono nella città tedesca fu nell'agosto del '60. Furono espulsi tre mesi dopo per motivi che andremo a raccontare, e tornarono nell'aprile del '61 dopo aver risolti i problemi relativi all'espulsione. In quell'anno, mentre i ragazzi ci davano dentro ad Amburgo, a Berlino, il 13 agosto, il governo della Germania Est faceva erigere il Muro che divise la città per ventotto anni. Era il simbolo della guerra fredda tra URSS e USA.  
Tra la fine del conflitto bellico – 1945 - e il primo disco dei Beatles – Love me do, 5 ottobre 1962 – passarono diciassette anni.
Nello stesso giorno di ottobre uscì nelle sale cinematografiche il primo film della serie 007. Dieci giorni più tardi, fu il momento della crisi dei missili a Cuba che portò il mondo sull’orlo di una terza guerra mondiale. L’episodio fu la conseguenza del tentativo di invadere l'isola caraibica l’anno precedente, da parte di esuli e mercenari addestrati dalla CIA, fatto passato alla storia come La baia dei porci.
Tra l’assassinio del presidente Kennedy - novembre ’63 e il primo tour americano dei Beatles – febbraio ’64 – passarono appena tre mesi. Gli USA che i quattro di Liverpool trovarono, erano un paese in stato di confusione. Molti sostengono come il loro primo singolo in cime alle classifiche americane, I want to hold yuor hand (voglio prenderti per mano), diventò, per l’immaginario collettivo, un messaggio di comunione a una popolazione ancora scossa dalla morte di John Kennedy. 
I want to hold your hand segna l'inizio della beatlesmania negli Stati Uniti e la definitiva consacrazione del gruppo. 
L’epopea dei ragazzi inglesi si inserisce in questo panorama internazionale. 



Buona lettura